Ti seguo ogni notte

Posted:  October 12th, 2004 by:  Luca comments:  Comments Off
Ti seguo ogni notte

Ti seguo ogni notte
Mondadori, Milano 2004.

Roger Milone ha 32 anni, un nome da attore porno, una casa in periferia, una madre ingombrante, un lavoro come venditore di pentole e – soprattutto – una sorella di sedici anni tutta amori e boy band, drammi esistenziali e frasi che finiscono con “per sempre”.

In una notte incantevole, Roger incontra Stella, la donna della sua vita. Purtroppo è la notte sbagliata, perché è proprio quella prima delle nozze di lei. Roger dà di matto e decide di inseguire il sogno. Ma è proprio mentre rincorre l’amore, che troverà il successo, diventando rocambolescamente un protagonista della tv. Il suo anticonformista programma “per soli uomini” sarà immediatamente un piccolo cult. Desiderato da donne e tabloid, invidiato dagli amici e motivo d’orgoglio della famiglia, Roger è frastornato.

A ritrovare la via, lo aiuteranno un pianoforte, un amico trans, un prete che tutti chiamano don Johnson, una fioraia, le avventure agrodolci della sorella. E soprattutto, il suo coraggio testardo di amare.

Prima Pagina

Le storie più belle sono notti d’amore.
Sorgono al tramonto e si spengono all’alba, bruciando sotto le stelle. La vita ti scorre davanti veloce, e di colpo rivedi tutto. I primi passi, i sogni dell’adolescenza, le sfide lanciate e perdute, le vittorie, il disincanto del tempo che passa. La guerra persa contro le verdure bollite.
Torni a illuderti che la felicità esista. È sdraiata accanto a te, respira lieve, il cuore le batte forte. L’abbracci, nudo, come se la conoscessi da sempre. Ogni dettaglio, ogni parola detta, ti pare di averla sentita, o di averla già pronunciata – sognata – mille altre volte. Anche se di lei non sapevi nulla fino a poche ore prima.

- Non mi hai ancora detto come ti chiami.
- Il nome. Vuoi sapere il mio nome.
- Mi piacerebbe.
- Come vorresti che mi chiamassi?
- Non lo so.
- Se vuoi che resti, devi dirmelo.

La fissò per qualche secondo, cercando di immaginare un suono, prima che una parola, una successione di note da attribuire a un volto. Non gli venne in mente nulla. Si guardò intorno in cerca di appigli e vide solo l’avviso che chiedeva di lasciare la stanza entro le ore dieci.

- Stella. Ti chiamerai Stella.
- Bene. Sarò Stella solo per te, Roger.

Si baciarono a lungo. Era una notte strappata dal vento, che fagocitava le emozioni scaraventandole contro i loro corpi. Roger era ebbro di passione. Stella sembrava fuori di sé, posseduta da un desiderio irrefrenabile di donarsi totalmente, quasi fosse l’ultimo giorno possibile. E per lei, a modo suo, lo era. Fecero sesso a più riprese, cambiando registro ogni volta, come se dovessero cominciare un nuovo discorso. I corpi si conoscevano attraverso naso e mani, attraendosi sempre più. Il loro incastro perfetto presagiva il destino di grandi unioni: Paolo e Francesca, Stanlio e Ollio, pomodoro e mozzarella, Clark Gable e Vivien Leigh, destra e sinistra, Dolce e Gabbana, Scilla e Cariddi, Mork e Mindy. Durante le pause, si regalarono carezze di chi ha grande confidenza, o è costretto a prenderla.

- Come hai fatto a scoprire che mi chiamo Roger?
- L’ho visto alla reception, mentre consegnavi il documento. Roger Milone, per essere precisi.
- Sei una donna intelligente.
- Sono una donna. Punto.

Una donna dalla pelle diafana e dallo sguardo smarrito, con due occhi che sembravano appartenere a un disegno animato. E poi mani affusolate, dita lunghe e nude, capaci di far vibrare l’aria con i loro soli movimenti.

- È la mia notte più bella dai Mondiali di Spagna.
Anche per me è una notte importante, Roger. Domani mi sposo.

Backstage
  • Per quasi due anni non ho visto la tv. Ne avevo una scassata in una stanza vuota, con una sedia davanti. Tristezza. A parte i giorni drammatici delle Torri Gemelle, non ho mai seguito nulla. Nemmeno un brandello di reality show. Quando l’ho riaccesa mi si è riaperto un mondo. Ed è stato lì che ho sognato, per la prima volta, la vita di Roger Milone.
  • Ovviamente ho pensato bene di scrivere una storia di cui – a parte la vita di periferia – non sapevo niente. Per cui ho passato settimane a intervistare sedicenni, trans, insegnanti di pianoforte, maschi esperti e autori televisivi. Ho passato anche alcuni mesi a leggere “Top Girl” e sono riuscito ad acquistare l’unico, improponibile numero di “Uomo Moderno”. Un reperto.
  • Ho scritto il primo capitolo nel mio primo giorno di vacanza, nella cucina di casa mia. Faceva caldo, il cielo era umido e bianco. Ma io non sono mai stato così felice.
  • La storia è decollata in questo paesino in provincia di Siena, Trequanda. Il posto ideale dove assorbire energia, godere l’ozio del tempo e ascoltare l’odore dei tigli.
  • Rosita, la sorella del protagonista, doveva avere molto meno spazio nel romanzo. Ma mentre la scrivevo, il suo entusiasmo incontenibile è esploso e ha stordito anche me.
  • Per un sacco di tempo questa storia si è intitolata “Chiamatemi Roger”. Volevo che il titolo fosse un frammento banale di una conversazione, e che avesse il nome del protagonista. Però alcuni non lo capivano, altri lo trovavano un po’ poveretto. Ho cambiato idea durante una pausa pranzo, e non sono più tornato indietro.
  • Fino ai due terzi del libro non avevo nessuna idea di come sarebbe andato a finire, e fino all’ultimo i personaggi hanno fatto il possibile per cambiare la mia decisione. E’ stata dura, ma ce l’ho fatta.
  • La sera prima di scrivere l’ultimo capitolo ero in autostrada e mi è venuta una stupidissima paura di morire. Comicamente impanicato per l’infausta eventualità, ho chiamato il mio amico Francesco Colombo e gli ho raccontato per filo e per segno il finale! Per fortuna – o purtroppo – non ce n’è stato bisogno.
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