La mia Africa

Posted:  February 1st, 2011 by:  Luca comments:  Comments Off
Articolo-Africa
Già quando lo pronunci, è un nome che non ti rassicura per niente.

Africa suona subito come un posto difficile, uno di quelli per cui tutti ti dicono: “stai attento”. Al clima, alla gente, alle malattie. I più temerari ripensano al polpettone con Robert Redford e Meryl Streep, e ti dicono solo: “non innamorarti”. E quando parlo di Africa, mi riferisco soprattutto alla sua parte centrale, quella attaccata all’equatore e a quel sole che non è mai stato così vicino. Appena lo senti sulla tua pelle, capisci subito che non c’è crema protettiva che tenga. Devi stare all’ombra. In quella magnifica costrizione, ti chiedi come mai hai passato così tanto tempo a cercare di abbronzarti, a sudare in cerca di quella doratura che tiene sempre troppo poco.

Per la prima volta dimentichi l’i-pod, perché quel silenzio vale più di mille canzoni. E’ un silenzio interrotto solo dal vento sulle foglie, dal peregrinare degli insetti, dai profumi improvvisi di fiori mai visti, dai passi lenti degli abitanti del posto. Ogni tanto, una jeep lontana ti riporta alla realtà, ma è una realtà troppo grande perché tu possa immaginarla. L’Africa che ho visto io, che è soprattutto quella del Kenya e della Tanzania, è un’Africa che non ha bisogno del mare per rendersi indimenticabile.

Le basta mostrarti ogni tanto il suo cielo, che di sera si veste di troppe stelle, che se Leopardi le avesse viste chissà cos’altro avrebbe tirato fuori. E il più brutto dei safari è il più bel viaggio nella natura che un occidentale possa fare. Perché tu credi di averle già viste, le giraffe, allo zoo, poi te le trovi lì davanti e ti viene da piangere. Anni di Walt Disney ti avevano poi illuso che l’animale da temere è il (re) leone. Invece è l’elefante, che quando si arrabbia sa essere più veloce di Superman e più cattivo di Jocker. E se avevi sempre pensato che non c’è nulla di più romantico di un falò, un attimo di terrore ti prenderà all’idea che quel fuoco serve solo a tenere le iene – le originali – lontano dalla tua tenda.

Accanto ai brividi della natura e al lusso dei resort, come per contrappasso, l’Africa ti presenterà anche il conto che non puoi fingere di non vedere: la povertà. Con tutte quelle catapecchie ammassate che ti fanno riflettere sulle disparità umane, sulle responsabilità collettive, su come un paradiso possa essere, al tempo stesso, anche l’inferno. Ma basta vedere la velocità con cui corrono i mille bambini per farti tornare la voglia di combattere. Per farti credere che quel sogno è ancora possibile, che gli ideali non sono solo giusti ma necessari, che nulla è capace di accendere le speranze più delle proprie motivazioni. A differenza dell’America, che da sempre vive nel nostro immaginario visivo – dal “Maratoneta” a “Sex And The City” – per capire l’Africa non basta il film di Sydney Pollack. Devi sentirne l’odore. Forte. Devi vedere la luce. Accecante. Devi averne paura.

Solo allora, e solo per te, sarà la tua Africa.

Luca Bianchini
Vanity Fair

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