fonte: www.negramaro.it
Per incontrare i Negramaro a Storytellers ho slittato il mio viaggio a Cuba agognato da mesi. Sono davvero bravi. Li ho scoperti alla radio, io che arrivo sempre al secondo singolo, e me ne sono innamorato.
Quando me li sono trovati al Conservatorio di Torino per l’incontro di Mtv, ho pensato che forse avrei fatto meglio a partire per Cuba. Durante le prove erano semplicemente impeccabili.
Però non mi sono lasciato prendere dal panico. Ho bevuto un paio di bicchieri di rosso e mi sono incollato alla mia poltrona in prima fila. Avevo sempre sognato una prima fila, poi quando ti ci ritrovi ti ammazzeresti. Ma il buon vino fuga sempre le paure.
Ed è proprio dietro questo pensiero che è scattata la mia prima considerazione on stage con Giuliano, il porta-voce della band. Negramaro è il nome di un vitigno del Salento (Negroamaro, a essere precisi). Un nome che mi ha subito sedotto, perché dietro non c’è solo un bel suono, ma una dichiarazione d’intenti: Negramaro significa radici e ricordi, orgoglio e sapore, veritas e ciucca triste, ma anche “stupida allegria”. Insomma, un gran bel nome.
E così, partendo dalla parola scritta, mi sono pertito per una volta a “leggere” le canzoni. Ho trovato versi meravigliosi, che a volte si nascondono nel canto perché trascinati dal ritmo, distratti da quell’ugola fatata che fa suonare tutto bello. Ma molte cose erano già splendide in partenza.
Ho scoperto similitudini semplici e seducenti (Come la notte non faccio rumore/se cado è per te), immagini che in attimo ti aprono un videoclip (nuvole e lenzuola) e un’attitudine a trattare l’amore senza mezze misure né troppe paure: “scagli la pietra chi è senza peccato, scagliala tu perché ho tutto sbagliato” canta Giuliano, e tutti ci accodiamo in quest’urlo che penta straordinariamente catartico. E il canto è talmente importante nell’arte dei Negramaro che s’intrufola anche nella stesura dei testi (Penso a quante volte/allo stesso vento/ho affidato il canto/per cullarti ancora un po’).
Nella foga dell’analisi mi sono dimenticato di fare ai ragazzi domande forse banali, ma che proprio avrei voluto chiedere: cosa volevano dire in quell’ultimo minuto di Solo3min? Non c’era nulla di meglio di “verde coniglio dalle mille facce buffe”? Cosa cantano sotto la doccia?
Insomma, dopo un po’ ci avevo preso gusto a fare le domande (e un ragazzo de “lu forum” mi ha giustamente definito “proto-Marzullo”!). Ma è stato molto meglio sentire le canzoni, anziché le risposte.
Sono contento di aver letto l’sms che mi aveva mandato Ramazzotti, prima della serata: riconosceva ai ragazzi la sua stima, gli dava in bocca al lupo e gli diceva di non montarsi la testa come ho fatto io! Il problema è che io la testa me l’ero già montata prima…
Vabbè, è tardi e devo ancora finire lo zaino per Cuba.
Ho bisogno di stupida allegria.
Luca Bianchini
P.S. La cosa che più mi fa impazzire del loro cantato, è il modo in cui Giuliano dice “come sale” in Solo3min.
P.P.S. Mi scuso con tutti i friends che mi hanno scritto e cui non ho ancora risposto. Appena torno lo farò. Voi continuate a pensarmi che vi leggo da lontano. xxx