Instant Love
Mondadori, Milano 2003.
Non è mai facile dire di cosa parla un libro, soprattutto quando sei stato tu a immaginarlo. Una storia racconta al tempo stesso di te e di sé. Il bello di scriverla, è che ti porta dove vuole lei, non dove credevi tu. Instant Love è un’avventura che parla ovviamente d’amore. Del suo coraggio infantile, del desiderio spesso represso che non ci porta mai a osare, a sperimentare, a metterci in gioco.
Rocco, Daniele e Viola non hanno (quasi) mai paura di affrontare i propri sentimenti costruendo la loro personale acrobazia triangolare: la condivisione, o suddivisione, o moltiplicazione dell’amore. Ma i conti non potrebbero mai tornare senza l’amicizia. E in questa storia ce n’è tanta, e vera, e cialtrona. Come piace a me.
Poi ci sono chiacchiere, anche inutili, davanti a una birra in cucina. E soprattutto c’è una tizia che parla continuamente alla radio di Mariah Carey e del di lei primo marito, Tony Mottòla.
Era uno di quei giorni che se hai pensato di suicidarti, decidi di rimandare. Uno di quelli in cui la vita ti sembra un’esperienza ancora possibile.
Sole. Cielo a tutto schermo. Umidità zero. Nessuna nuvola in vista. Un filo di vento. I pensieri non riuscivano ad ancorarsi alla realtà. Si rifugiavano nel passato o rincorrevano il futuro, perché un cielo così sa conciliare i ricordi e i sogni meglio di una canzone. Più di un Caravaggio o un film di Lars Von Trier.
Era però anche l’ultima domenica di agosto, quella. E l’Italia tutta, o quasi, si muoveva per rimettersi al lavoro. I telegiornali lo ripetono da anni, trasmettendo sempre lo stesso servizio in cui cambia solo la voce dello speaker.
La stazione di Pisa era vistosamente in imbarazzo. Al paradiso climatico esterno, poteva offrire soltanto una bolgia infernale dei gironi più bassi.
I treni stavano per esplodere da un momento all’altro. Tutti volevano salire. La torre storta non interessava più a nessuno. O almeno, a nessuno dei passeggeri al rientro da quelle vacanze.
Malgrado la sua flemma, o forse grazie alla sua flemma, Rocco riuscì a imbarcarsi prima di molti altri. Direzione Nord. Mai come in quel momento avrebbe desiderato un raffreddore. Gli scompartimenti maròn davano il benvenuto ai passeggeri con un mix odori terribile: peperonate, ascelle pezzate, panini al tonno e banane morte di caldo. D’improvviso, l’apparizione: un posto libero.