ABBA – The interview

Posted:  January 31st, 2011 by:  Luca comments:  Comments Off
Abba

Si chiamano Benny Andersson e Björn Ulvaeus, come alcuni mobili dell’Ikea. Ma le loro “B” iniziali sono il cuore di uno dei gruppi più amati del pop: gli ABBA. Lontani dalle scene dal 1982, ma ancora sui palchi di mezzo mondo grazie al musical “Mamma mia!”, che da settembre sbarcherà a Milano. E mentre le due “A” sono sparite dalla circolazione tra misteri e rancori (Agneta, la bionda, vive su un’isola sperduta; Ann-Frid, la mora, è isolata in Svizzera), i due buontemponi continuano a macinare successi e denari.

Entrati da poche settimane nella Rock and Roll Hall of Fame, ci ricevono separatamente, probabilmente per allontanare qualsiasi sospetto di una possibile reunion. E’ una delle poche domande proibite, insieme ai soliti affari privati.

L’appuntamento con Benny è nel suo studio a Stoccolma, nell’isola Skeppsholmen. Una casetta sul mare, pavimento a listoni di legno, segretarie d’antan, molte foto alle pareti ma nessuna delle due ragazze. Un cane che si chiama Bruno e non Fernando.

Benny ha l’aria paciosa di un signore gentile, e chiede scusa per i cinque minuti di ritardo (very svedese). Tanto per tranquillizzare il codazzo di assistenti, gli chiedo subito se ha qualche novità da comunicare ai fans. Lui mi guarda beffardo, e sorride: “No, nessuna novità. E’ dal 1982 che mi fanno questa domanda e la risposta è “no: non torneremo insieme”. Se sono girate certe voci, è solo perché qualche volta si può essere fraintesi. Non lo faccia anche lei…

Ma no, si figuri.

Però sono contento di riparlare del “Mamma mia”, è da un po’ che non lo faccio. L’ultima volta è capitato qualche anno fa a Barcellona.

Quando ho visto il musical a Londra mi ha dato l’impressione, più che di uno spettacolo, di una catarsi collettiva.

La parola catarsi mi piace molto. Ricordo ancora la sera del debutto al Prince Edward Theatre, nel ’99. A dire il vero, l’avevo visto il giorno prima, alle prove, con il teatro completamente vuoto. Il suono era ottimo, i cantanti eccezionali e anche la recitazione era convincente. Ma era impossibile capire cosa sarebbe successo.

E poi com’è andata?

Con il pubblico è tutta un’altra cosa. Ha presente “Knowing me knowing you… (canta)”? Quando  è arrivato quel momento, il pubblico ha risposto cantando a gran voce “A-AH”. Allora mi sono tranquillizzato e ho detto “Wow, funziona.”

Com’è venuto fuori il titolo “Mamma mia”?

La canzone in origine si chiamava Summer Night City. Ma era un brano su una madre e allora perché non chiamarlo “My mother”… “Mamma mia”? Le parole italiane calzavano a pennello con la musica. E poi ci piaceva un titolo che sembrasse il nome di una pizzeria!

Noi italiani ne siamo molto orgogliosi. Ma gli svedesi, qui, la lasciano mangiare in pace il suo salmone al ristorante?

A Stoccolma sono molto tranquilli. Ho problemi solo se esco il sabato sera, quando sono tutti ubriachi, ma basta non uscire il sabato sera (ride). Questo è il prezzo da pagare quando si vive in un Paese così freddo. Voi in Italia avete sempre il sole, ma avete anche Berlusconi.

A proposito di Italia… noi della Svezia conosciamo solo gli Abba, la Volvo, Björn Borg, H&M e l’Ikea. E’ mai andato all’Ikea?

Oh sì, molte volte, soprattutto per i miei nipotini. Devo dire che è molto migliorata. I primi anni, se compravi una libreria, quando arrivavi a casa per montarla mancava sempre qualche vite. Ora invece funziona tutto alla perfezione.

Per anni anche gli Abba sono sembrati perfetti. Qual era il vostro segreto?

Vuole sapere la verità? Io ancora adesso non lo so. Ma credo però che sia tutto legato alle canzoni, perché è l’unica cosa che rimane di noi oggi. Gli Abba, di fatto, da quasi trent’anni non esistono più.

Ma vi siete divertiti veramente o ridevate solo sulla scena?

Ci siamo divertiti da pazzi. La cosa più bella era mettersi a scrivere canzoni e sapere che una marea di persone stava lì fuori ad aspettare. E’ la gioia più grande: sapere di avere un pubblico.

E le piaceva indossare quei fantastici costumini?

Non sempre. Da alcuni vestiti cercavo di stare alla larga… proprio non ce la potevo fare!!! Ho provato molte volte a ribellarmi, ma faceva parte del gioco. Ed è anche grazie alla nostra immagine che siamo rimasti così impressi.

Oltre a Madonna e Kylie Minougue, anche gli U2, qualche anno fa, vi hanno omaggiato sul palco…

Erano in tour qui a Stoccolma, e siamo andati a salutarli nel backstage. Bono decide di cantare “Dancing Queen” e chiede a noi due di suonare. Io avevo bisogno solo di un pianoforte, ma loro non avevano un pianoforte. Così mi sono arrangiato con una piccola tastiera e Björn alla chitarra… il pubblico è impazzito.

E’ per continuare a essere in contatto con il pubblico che ha fondato una nuova band con cui si esibisce in Svezia?

In realtà la cosa che più mi mancava era non poter suonare con altri, per questo faccio ancora qualche concerto. Quello del compositore è un lavoro molto solitario.

Quindi potremmo dire che “Thank you for the music” è la canzone degli Abba che la rappresenta di più?

In un certo senso, sì. La musica è una bestia strana. Se non la senti, non esiste, come ora. Ma solo stando seduti al piano per giorni, provando e riprovando, può venire fuori una melodia. Poter comporre musica è un dono, e sono molto fortunato ad avere questo talento.

Prima che uno dei mille assistenti mi porti via perché sono scaduti i venticinque minuti previsti, Benny si mette al piano ad accennare  “Piccolissima serenata”. E finalmente le vedo, incorniciate sulla sua scrivania. Agneta e Frida sono abbracciate e sorridenti. Mi piace pensare che la serenata sia per loro.

***

L’appuntamento con Björn Ulvaeus è invece al Rival hotel, dove ho dormito, che è di proprietà degli Abba (delle due B). Sul letto, al posto degli angioletti, ci sono le loro immagini dei tempi d’oro. Sulla scrivania, accanto ai fogli intestati, una pila di cd. E’ qui che un paio di anni fa hanno festeggiato la premiere del film “Mamma mia”. C’erano anche loro al gran completo, ma nessuna foto li ritrae tutti e quattro insieme. Appaiono una volta sulla balconata che si affaccia su Mariatorget, in mezzo a Meryl Streep, Pierce Brosnan, regista e potenti del film.

Björn è il paroliere del gruppo, e le voci lo descrivono come schivo e riservato. Mi riceve invece sorridente in una suite piena di succhi di frutta e tazze di caffè. “Lei è quello di Vanity…”, mi dice, mentre si siede al tavolo. “Sì”, rispondo. “E lei, è… vanitoso?”

Mi fissa a lungo, sorpreso, quasi a studiarmi: “No, no. Oddio, un po’ sì. Ma senza esagerare.”

Mi dica la verità: ai tempi degli Abba non si guardava allo specchio pensando di essere il più fico di tutti?

A dirgliela tutta, agli inizi ero un po’ grassoccio. Mi guardavo allo specchio e mi dicevo: non puoi andare in giro a fare la popstar se sei così grasso! Così mi sono messo a dieta… e come ho perso un po’ di chili, sono diventato insopportabile. Ero sempre lì a specchiarmi con quei vestiti stretti.

E si truccava pure?

Certo! Quanto ci siamo divertiti…

Ma possibile che andavate sempre d’amore e d’accordo?

Naturalmente abbiamo litigato molte volte, ma mai sulla musica. Potevamo fare lunghe discussioni, perché di ogni canzone dovevamo essere sempre tutti d’accordo, anche le ragazze. Diciamo che litigavamo tanto, ma su cose completamente diverse (ride).

Lei e Benny avete iniziato a lavorare insieme e dopo tutti questi anni continuate a lavorare insieme, mentre le ragazze si sono perse. Significa che per gli uomini è più facile d’accordo sul lavoro?

Questa è una domanda molto sensata ma la risposta è no. Non credo che per gli uomini sia più facile andare d’accordo rispetto alle donne. Quando si lavora è solo questione di alchimie, di feeling.

Non le manca qualche volta l’adrenalina di un tempo?

No, per niente. Anche quando ho visto per la prima volta il musical “Mamma mia”, ero contento che ci fossero altri a suonare quelle canzoni per me. E poi vedere il pubblico che canta “Fernando” è bellissimo.

Lei ci può finalmente dire chi era ’sto Fernando?

Era un combattente durante la rivoluzione messicana. Ma è una storia inventata… lui e la moglie sono seduti fuori, in una notte stellata, a ricordare il passato. E lei gli dice: “Can you hear the drums, Fernando?” (canta).

Sbaglio o “Dancing Queen” era stata scritta per la regina di Svezia?

Sbaglia.

Per la principessa?

Sbaglia.

Era stata scritta per il re???

(Ride.) Sono tutte leggende metropolitane. Quella canzone l’abbiamo scritta per noi. Quell’anno però si sposava il Re di Svezia, che ci chiese come regalo di nozze di eseguirla in pubblico davanti a lui e alla regina. La canzone, in effetti, era perfetta.

Aveva paura di eseguirla davanti ai sovrani?

E perché avremmo dovuto? All’epoca eravamo noi i veri Reali! Ora il re ci ha di nuovo contattato perché a giugno si sposa la Principessa Victoria e voleva che le facessimo, dopo tanti anni, lo stesso regalo. Ma abbiamo declinato.

Oltre che dalla Casa Reale, Dancing Queen è una delle canzoni più amate ai Gay Pride.

Lo so. Sono ancora sorpreso dal seguito che abbiamo presso la comunità gay. Credo che un po’ c’entri la canzone, ma molto dipende dai fantastici costumi di Agneta e Frida. Io non ho ancora partecipato a un Gay Pride, ma potrei andarci la prossima volta a Stoccolma, perché bisogna vivere questa esperienza almeno una volta nella vita.

Parliamo di cose serie. Lei ha scritto una canzone quasi profetica: “Money, money, money”. Ha idea, oggi, di tutti i soldi che ha guadagnato?

(Ride di gusto) Certo che ce l’ho! Tutti quelli che le dicono che non lo sanno, stanno mentendo. Conosco molte popstar che hanno questo atteggiamento. Dubiti sempre delle popstar.

A proposito di popstar, chi sono oggi i nuovi Abba? I Take That?

No, per carità. La nostra unica erede è Lady Gaga. Mi piace molto e credo che abbia un talento enorme. Come noi, lei scrive quelle stesse canzoni pop che ti catturano al primo ascolto e non ti togli più dalla testa, a cominciare dal titolo. Come si fa a resistere a “Poker Face”?

(uno dei vari manager mi dice “L’ultima domanda”. Nella fretta di porla, leggo la prima cosa che avevo scritto).

Come sta oggi, signor Björn?

Molto bene. E’ primavera. Sono in forma, corro quasi dieci chilometri al giorno e presto potrò smettere di correre in casa e uscire fuori. Tra un mese vado a Positano, e il 24 settembre sarò a Milano per la prima del Mamma mia. Per quella data, voglio essere perfetto!

E io per quella data voglio diventare il suo migliore amico.

Lo sarà. E se non la fanno entrare, mi metterò sulla porta a gridare: “Lasciatelo passare! Lasciatelo passare!”

Luca Bianchini
Vanity Fair

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